Reati ambientali – Responsabilità amministrative degli enti e delle imprese

Lo scorso 16 agosto è entrato in vigore il D.L.vo 121/2011 recante “Attuazione della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell’ambiente, nonché della direttiva 2009/123/CE che modifica la direttiva 2005/35/CE relativa all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione di sanzioni per violazioni”. Tale norma prevede l’estensione della responsabilità amministrativa delle società e degli enti prevista dal DLgs. 231/01 anche ai reati ambientali (come peraltro era già stato effettuato con la sicurezza e salute nei luoghi di lavoro).

La disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e degli enti prevede che, nel caso in cui vengano commessi determinati reati da parte di dirigenti o dipendenti, oltre alla condanna penale della persona che ha commesso il reato, vi possa essere anche l’applicazione di una sanzione pecuniaria alla persona giuridica (ossia l’ente in cui opera il colpevole), con eventuali pene accessorie limitative o interdittive dell’attività. Presupposto per l’applicazione della sanzione è che il reato sia stato commesso a vantaggio dell’ente stesso.

I reati ambientali previsti dalla norma sono di vario ordine e genere e riguardano, tra gli altri, il superamento dei limiti di accettabilità degli scarichi idrici relativamente a sostanze pericolose, alcune ipotesi di superamento dei limiti di emissione in atmosfera, la gestione dei rifiuti illecita o comunque senza autorizzazione (anche per il deposito temporaneo che non rispetti i limiti temporali o quantitativi stabiliti), l’inquinamento del suolo e relativa necessità di bonifica, la mancanza o la revoca di autorizzazioni in ambito ambientale (compresa AIA) appartenenti al D.L.vo152/06. Sono inoltre ricomprese fattispecie derivanti da altre norme o completamente nuove, come ad esempio il danneggiamento di habitat, i danni nei confronti di specie protette (compresi importazione ed esportazione illeciti), la gestione di sostanze lesive per l’ozono, alcuni reati attinenti lo sversamento di idrocarburi e altre sostanze liquidi da parte delle navi. L’ente non è punibile nel caso in cui, prima della commissione del reato, abbia adottato ed efficacemente attuato un “modello di organizzazione e gestione” idoneo a prevenire reati, in questo caso ambientali, ed abbia provveduto ad adottare un’adeguata vigilanza. Un Sistema di Gestione Ambientale, meglio ancora se certificato, può essere molto utile allo scopo.

L’ammontare delle sanzioni (come peraltro per tutte le fattispecie di reato previste dalla legge) è determinato in “quote”. Attualmente l’importo della quota varia da € 250,23 a € 1.549,37 per un massimo di 800 quote. Nello stabilire la sanzione da applicare il giudice da un lato determina il numero di quote dovute in relazione alla gravità del fatto, dall’altro lato determina l’importo della quota in ragione delle condizioni economiche e patrimoniali dell’ente da sanzionare. Si possono aggiungere sanzioni interdittive (anche definitive) dell’esercizio delle attività e/o delle funzioni nel caso in cui l’ente viene effettivamente utilizzato allo scopo di consentire o agevolare la commissione di reati.