Ogni giorno milioni di lavoratori si mettono in viaggio per raggiungere il proprio luogo di lavoro. È un gesto abituale, ripetitivo, che spesso diamo per scontato. Eppure, proprio quel tragitto – che sia in auto, in moto, in bicicletta o a piedi – rappresenta uno dei momenti più critici in termini di sicurezza: è il cosiddetto rischio in itinere.
Nel 2024, gli infortuni mortali durante il percorso casa-lavoro hanno registrato un preoccupante incremento del +17,2% rispetto all’anno precedente. Un dato che impone una riflessione profonda e interventi concreti da parte delle aziende, dei lavoratori e delle istituzioni.
Nonostante la gravità delle conseguenze, l’infortunio in itinere è spesso sottovalutato dalle imprese. Una delle ragioni principali è che non incide sul tasso di premio INAIL per andamento infortunistico, e quindi non ha un impatto diretto sui costi assicurativi aziendali. Questo aspetto tecnico, però, non deve trarre in inganno.
Le aziende, infatti, si trovano comunque a fronteggiare costi indiretti significativi: la temporanea o definitiva assenza del lavoratore comporta la necessità di trovare un sostituto, di formare una nuova risorsa o, più spesso, di sovraccaricare i colleghi, con ricadute su efficienza e clima aziendale.
Inoltre, è importante considerare che molti infortuni in itinere – come i colpi di frusta da tamponamento – lasciano postumi duraturi, che incidono sulla piena capacità lavorativa anche dopo il rientro.
In questo articolo analizzeremo le cause principali di questo fenomeno, le responsabilità previste dal D.Lgs. 81/08 e, soprattutto, le azioni che le organizzazioni possono mettere in campo per tutelare i propri collaboratori anche oltre le mura dell’azienda.
Infortuni mortali in itinere – Italia (2014–2024)
Anno – Casi registrati
2014 – 320
2015 – 310
2016 – 305
2017 – 298
2018 – 300
2019 – 295
2020 – 200
2021 – 220
2022 – 239
2023 – 239
2024 – 280
Osservazioni
- 2014–2019: Periodo di relativa stabilità, con una media di circa 300 casi annui.
- 2020: Significativo calo a 200 casi, attribuito alle restrizioni di mobilità durante la pandemia.
- 2021–2022: Graduale aumento con la ripresa delle attività lavorative in presenza.
- 2023–2024: Incremento notevole nel 2024, con 280 casi, segnando un aumento del 17,2% rispetto all’anno precedente.
Tornano ad aumentare significativamente gli infortuni mortali nel tragitto casa-lavoro.
Serve maggiore attenzione alla sicurezza stradale e alla prevenzione.
Vediamo ora di analizzare quali sono le possibili cause dell’aumento del 17,2% degli infortuni mortali in itinere nel 2024:
1. Aumento della mobilità post-pandemia
Dopo gli anni segnati dallo smart working, il ritorno progressivo al lavoro in presenza ha aumentato il traffico. Questo comporta:
- Maggiori esposizioni al rischio stradale.
- Ripresa di abitudini frettolose e stressanti nei tragitti casa-lavoro.
2. Stress e stili di vita frenetici
Lavoratori sempre più sotto pressione per ritmi di vita intensi o condizioni lavorative precarie possono:
- Essere meno attenti alla guida.
- Usare lo smartphone o guidare in condizioni di affaticamento o sonnolenza.
3. Utilizzo di mezzi di trasporto più esposti
Cresce l’uso di biciclette, monopattini elettrici o moto per evitare traffico o ridurre i costi:
- Questi mezzi offrono una protezione inferiore in caso di incidente.
- Sono spesso coinvolti in sinistri gravi, specie in aree urbane.
4. Inadeguatezza delle infrastrutture
Molte strade urbane e suburbane:
- Non sono progettate per una mobilità mista sicura (auto, bici, scooter).
- Presentano carenze di illuminazione, segnaletica e manutenzione.
5. Fattori climatici e stagionali
Eventi meteorologici estremi (piogge intense, nebbia, ghiaccio), sempre più frequenti, aumentano il rischio nei tragitti quotidiani.
6. Scarsa cultura della prevenzione nel “tempo in itinere”
Molte aziende:
- Non considerano la sicurezza nel tragitto casa-lavoro come parte del sistema di prevenzione.
- Non formano i lavoratori sui rischi legati alla mobilità quotidiana.
Conclusione:
L’aumento degli infortuni mortali in itinere è multifattoriale e riflette un intreccio di fattori individuali, organizzativi e sociali. Le aziende dovrebbero integrare il tema della sicurezza stradale nei piani formativi e nei DVR, promuovendo una cultura della prevenzione anche al di fuori del luogo fisico di lavoro.
Elenchiamo qui di seguito una serie di azioni correttive e preventive che un’azienda può adottare per ridurre il rischio di infortuni mortali in itinere, suddivise per ambito di intervento:
✅ 1. Formazione e sensibilizzazione dei lavoratori
- Corsi specifici sulla sicurezza stradale, integrati nella formazione obbligatoria (es. sicurezza generale, uso DPI, guida sicura).
- Campagne interne di sensibilizzazione sul rischio in itinere, con focus su: distrazione alla guida, stanchezza, meteo avverso.
- Promozione di comportamenti sicuri: rispetto dei limiti, uso corretto del casco e delle cinture.
✅ 2. Organizzazione del lavoro più flessibile
- Smart working o lavoro ibrido dove possibile, per ridurre l’esposizione quotidiana al rischio.
- Orari flessibili per evitare le ore di punta, diminuendo così stress e probabilità di incidenti.
- Riduzione del carico di lavoro o delle trasferte in giornate con allerta meteo.
✅ 3. Valutazione del rischio in itinere nel DVR
- Inserimento esplicito dei rischi legati al tragitto casa-lavoro nella valutazione dei rischi.
- Analisi delle abitudini di spostamento del personale (tipi di mezzi usati, percorsi più critici).
✅ 4. Interventi su flotta aziendale e mezzi
- Manutenzione regolare e aggiornamento dei mezzi aziendali.
- Incentivi all’uso di mezzi sicuri e meno esposti (es. auto rispetto a scooter).
- Installazione di dispositivi di sicurezza (es. limitatori di velocità, sensori, dash cam).
✅ 5. Incentivi alla mobilità sostenibile e sicura
- Rimborso o convenzioni per abbonamenti al trasporto pubblico.
- Promozione del car pooling aziendale.
- Programmi di “bike to work” solo se supportati da adeguate condizioni di sicurezza stradale e infrastrutture locali.
✅ 6. Coinvolgimento e responsabilizzazione
- Coinvolgimento del RLS nella rilevazione di criticità legate al percorso casa-lavoro.
- Utilizzo di segnalazioni anonime da parte dei lavoratori per evidenziare situazioni a rischio.

